Apple non smette mai di stupire. È sempre stato nel suo DNA. Anche questa volta, da Cupertino, sono riusciti a catalizzare l’attenzione degli appassionati di tecnologia.
Lo scorso 28 ottobre non c’è stato un keynote nel senso tradizionale del termine, con il grande spettacolo al quale Apple ci ha abituati negli ultimi anni. Piuttosto, una presentazione più raccolta, ma non per questo meno interessante. Protagonista assoluto: il nuovo MacBook Pro con display touch, una novità che segna una svolta importante nella storia dei portatili della mela.
Una tecnologia a lungo rimandata, quasi una di quelle idee che sembravano destinate a rimanere chiuse in un cassetto a Cupertino. Un po’ come accaduto con l’iPhone pieghevole, il Duo, presentato lo scorso 9 settembre, che ha sorpreso un’intera comunità di appassionati.
Ma prima di addentrarci nelle specifiche tecniche, vale la pena soffermarsi su un particolare che farà sicuramente sorridere i nostalgici: la mela torna a illuminarsi!
Dopo dieci anni di assenza, torna quel simbolo distintivo che permetteva di riconoscere un Mac anche a distanza. Un piccolo ritorno al passato che, diciamolo, non dispiace affatto. Evidentemente, anche a Cupertino ogni tanto si accorgono che alcune idee erano buone già la prima volta.
Un display che cambia le regole del gioco
Non più soltanto tastiera e trackpad: adesso anche lo schermo diventa protagonista del processo creativo. Il nuovo display PROLED XDR utilizza un pannello Tandem OLED di ultima generazione, capace di raggiungere fino a 2.000 nit di luminosità di picco, con un rapporto di contrasto di 10.000.000:1 e refresh rate adattivo fino a 120 Hz.
Il risultato è una qualità visiva di altissimo livello, pensata soprattutto per chi lavora con fotografia, video, grafica e progettazione professionale. La tecnologia Tandem OLED combina due livelli di pixel autoilluminanti. Ogni pixel può accendersi e spegnersi indipendentemente, restituendo neri profondi, punti luce brillanti e un contrasto straordinario.
Anche la gestione delle sfumature di grigio e l’uniformità della luminosità sono state ulteriormente perfezionate, grazie a un sistema di elaborazione dedicato e a una calibrazione di fabbrica estremamente precisa. E per chi lavora con il colore, le possibilità non mancano: il display supporta gli spazi cromatici P3 e Adobe RGB, fondamentali rispettivamente per il video HDR e il color grading, ma anche per fotografia, grafica e stampa professionale.
Finalmente il touch arriva anche su Mac
La vera novità, però, è un’altra. Per la prima volta nella storia dei MacBook, Apple introduce un’esperienza Multi-Touch direttamente sul display. Scorrere, pizzicare per ingrandire, ruotare, disegnare, trascinare oggetti e interagire con i contenuti diventano gesti naturali, proprio come siamo abituati a fare su iPhone e iPad. Il sensore touch non è semplicemente sovrapposto al pannello, ma integrato direttamente nel display, riducendo la latenza e restituendo una sensazione di immediatezza nell’interazione. Le possibilità vanno ben oltre i gesti quotidiani: si possono manipolare modelli tridimensionali, disegnare direttamente sulla superficie dello schermo e persino suonare strumenti virtuali. Naturalmente, tastiera e trackpad non spariscono. Restano strumenti fondamentali e continuano a lavorare insieme alle nuove funzionalità touch. Una precisazione importante: non siamo davanti a un dispositivo convertibile che si trasforma in tablet. Il MacBook rimane un portatile tradizionale, ma con una nuova modalità di interazione.
La Dynamic Island sbarca anche su Mac
Come se non bastasse, Apple porta la Dynamic Island anche sui suoi portatili. Diventa un punto di accesso rapido alle informazioni, alle attività in tempo reale e alle funzioni di sistema, integrando anche Spotlight. Sarà possibile effettuare ricerche, controllare la riproduzione musicale, seguire determinate attività e gestire informazioni importanti senza interrompere quello che si sta facendo. Un’altra contaminazione tra il mondo iPhone e quello Mac che, almeno sulla carta, promette un’esperienza sempre più integrata.
Il curioso caso dei processori
Ed eccoci a una scelta che lascia qualche perplessità. Il nuovo MacBook Pro con display touch arriva equipaggiato con i chip M5 Pro e M5 Max, e non con la nuova generazione M6. Fin qui nulla di particolarmente scandaloso, se non fosse che esiste un MacBook Pro da 14 pollici con chip M6 ma a display tradizionale. E allora la domanda sorge spontanea: perché? Secondo le indiscrezioni circolate in rete, le versioni M6 Pro e M6 Max non sarebbero ancora pronte. Apple avrebbe quindi preferito utilizzare gli M5 Pro e M5 Max, evitando di posticipare ulteriormente il lancio dei nuovi modelli.
Una spiegazione plausibile, ma che non cancella una certa stranezza commerciale. Da una parte abbiamo un MacBook Pro con display tradizionale e chip M6; dall’altra, un modello tecnologicamente più avanzato, con display Tandem OLED e touch, ma equipaggiato con processori della generazione precedente. Si poteva forse organizzare diversamente la transizione, uniformando la gamma e presentando contemporaneamente le nuove generazioni di processori?
Probabilmente sì. Ma evidentemente a Cupertino hanno fatto altre valutazioni. D’altronde, anche i geni ogni tanto prendono decisioni che lasciano perplessi. E non sempre basta una mela illuminata per fare luce su tutto.
Autonomia e connettività
Apple dichiara fino a 24 ore di autonomia. Il suo slogan è piuttosto eloquente: «Dal buongiorno al ben fatto». Un risultato decisamente interessante, soprattutto considerando le potenzialità del nuovo display e la destinazione professionale del dispositivo.
Sul fronte della connettività troviamo:
- Tre porte Thunderbolt 5.
- Una porta HDMI.
- Un lettore di schede SDXC.
- Un jack per cuffie.
- Una porta MagSafe 3 per la ricarica.
- Wi-Fi 7 e Bluetooth 6.
Una dotazione completa, che non costringe necessariamente a portarsi dietro una collezione di adattatori.
Il prezzo? Qui cominciano i dolori
Arriviamo alla parte meno poetica dell’intera presentazione.
Il nuovo MacBook Pro con display PROLED XDR parte da 3.399 euro per il modello da 14 pollici e 3.999 euro per quello da 16 pollici, nelle configurazioni di base con M5 Pro.
Se invece si desidera il modello con M5 Max, si parte rispettivamente da 5.299 e 5.699 euro.
E naturalmente non finisce qui: se si decide di aumentare la memoria unificata, espandere lo spazio di archiviazione o aggiungere AppleCare+, il conto sale ulteriormente.
La mela è tornata a illuminarsi. I nostri portafogli, invece, rischiano di spegnersi.
